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Il Genocidio |
| Stefano Salvi è intervenuto a Pisa al Festival del Futuro migliore, in occasione del quale ha ritrovato Giulietto Chiesa. I reportage di inviati di guerra dei due reporter si possono trovare, insieme a quelli di altri autori come Franco Di Mare e Tony Capuozzo, si possono leggere nel libro edito da Zeli- Baldini e Castoldi “L'Informazione deviata”.
Dal capitolo “La mia avventura in Iraq” di Stefano Salvi -Il Genocidio-
Nessuno vuole difendere l'operato di Saddam Hussein, che era un criminale e che per questo è stato giustiziato. Noi però non dovremmo essere altrettanto criminali. Perché quello che si stava attuando allora e che è continuato anche in questi anni in Iraq è un genocidio. E noi tutti, inconsapevolmente, siamo complici di questo genocidio. E ci fanno essere complici, in quanto appartenenti al mondo occidentale, senza farci sapere quello che i nostri governanti hanno deciso e stanno decidendo contro la popolazione irachena.Questa è la cruda verità. Dobbiamo svegliarci tutti e ribellarci contro questo sistema che si pone come obiettivo principale quello di fare in modo che nessuno di noi sappia. Durante la mia visita negli ospedali, ho incontrato un altro medico che mi ha fermato per dirmi: "Peccato che lei non fosse stato presente la settimana scorsa, perché purtroppo a causa dell'embargo non possiamo ricevere deflussori e aghi a farfalla". Io, giuro, ho scoperto cosa fossero i deflussori in quel momento. Il deflussore è una cannuccia di plastica che fa arrivare il liquido dal contenitore della flebo al braccino del bambino attraverso l’ago a farfalla. A causa dell'embargo, non si sa perché, tra i medicinali che non potevano arrivare in Iraq erano inclusi anche i deflussori e gli aghi a farfalla.Questo medico, impegnato con tutte le sue forze a fare in modo che i bambini nel periodo estivo non morissero a causa delle varie complicazioni provocate dal colera e dalla gastroenterite, mi ha raccontato: "Avevo un solo ago a farfalla e due bambini: uno è vivo, l'altro è morto… Ho dovuto fare una scelta”.Oggi, mentre sto ricordando questo episodio mi ritrovo ancora con gli occhi pieni di lacrime. L’impotenza che sento si trasforma in rabbia, sì, la rabbia che ho nel cuore e nell’anima è così profonda che le lacrime si asciugano rapidamente per far posto ad una volontà mista a urgenza di giustizia, vendetta e non so cosa per poter urlare alla gente cosa si stava consumando laggiù. Nell'ospedale di Bassora, un dottore mi ha detto: "Tre settimane fa, se lei fosse venuto, avrebbe visto che noi operavamo i bambini senza anestesia". Senza anestesia, perché chiaramente l'anestetico faceva parte dei prodotti elencati in quel protocollo che era stato approvato dalle Nazioni Unite perché questi anestetici potevano, una volta arrivati in Iraq, essere utilizzati da Saddam, per produrre armi chimiche. Però nessuno osa far presente che Saddam Hussein - che ricordiamo era un criminale - ha utilizzato contro gli Iraniani bombe chimiche di provenienza americana. Nessuno ci tiene a far sapere che il signor Saddam Hussein il 16 luglio del 1979 è stato messo a capo dell'Iraq dalla Cia, perché in quel momento faceva comodo così. Continuando il mio viaggio, ho incontrato una dottoressa, patologa di fama internazionale, irachena di Bassora, città che si trova al confine con il Kuwait e con l'Iran. Sto parlando dell'area più "calda", dove è stato sganciato il maggior numero di bombe e di proiettili all'uranio impoverito. Dove la percentuale delle leucemie era aumentata in proporzione del 242%. Ripeto 242%. Ma questi non sono dati che io ho avuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità o dal rappresentante della Croce Rossa Internazionale in Iraq (che, tra l'altro, era un ginevrino). No, sono dati che ho raccolto andando di persona ospedale per ospedale, chiedendo a incaricato per incaricato, oncologo per oncologo. Conseguentemente sono dati oggettivi perché ognuno dei medici con cui ho parlato conosceva perfettamente quale fosse la situazione del suo ospedale prima, durante e dopo del conflitto bellico. Questa è la realtà che veniva taciuta e che questo schifo di informazione ha sempre cercato di tenere nascosta. Appena ho letto l'articolo su "The Guardian" io sono partito perché non volevo sentirmi un complice. Non avrei potuto farmi la barba il giorno dopo come se niente fosse. Non si può far finta di niente.Mi sono reso conto che su questi argomenti mancava proprio la comunicazione adeguata. L’inchiesta che ho svolto ha avuto un impatto enorme: sono arrivate alla redazione di Striscia centinaia e centinaia di lettere, e-mail, telefonate, fax. La gente ha provato la stessa rabbia che ho provato io. E in Iraq la situazione ha continuato ad essere disastrosa. L'energia elettrica, per la mancanza di pezzi di ricambio che non arrivavano a causa dell'embargo (le centrali idroelettriche sono state bombardate), veniva erogata tre ore al giorno, e credo si possa facilmente intuire che l'aria condizionata, a cinquanta gradi, in Iraq è assolutamente indispensabile.Entrare in un ospedale iracheno a maggio era inquietante: aveva tutto, tranne che l'odore di un ospedale. Aveva l'odore di una stalla. Io, con i miei occhi, ho visto tre pazienti per ogni letto. E, a cinquanta gradi, senza l’aria condizionata e in quelle condizioni, si può immaginare come si diffondevano i virus e le malattie.Bisogna anche ricordare che, senza energia elettrica, non è possibile tenere in frigorifero i vaccini e i medicinali che hanno necessità di essere conservati. Moriva la gente perché mancavano i medicinali, i chemioterapici, i deflussori, gli aghi a farfalla, ma morivano migliaia e migliaia di persone anche perché mancavano le sacche vuote per il sangue, perché l'embargo non faceva arrivare nemmeno le sacche vuote per il sangue. Pazzesco. Ho detto sacche vuote, non piene. Cosa significa? Significa che i donatori di sangue in Iraq ci sarebbero anche stati, ma non potevano donarlo perché mancavano le sacche per contenerlo. Perché l'embargo aveva stabilito che le sacche per contenere il sangue erano pericolose. Devo ancora capire dove fosse il pericolo. E così sono morti migliaia e migliaia di bambini. Negli ultimi quindici anni sono morte due milioni di persone a causa degli effetti dell'uranio impoverito e a causa dell'embargo che, vorrei sottolineare, così come è stato attuato era una violazione dei basilari principi sanciti dalla Carta dei diritti dell'uomo e dalla Carta dei diritti del bambino. Come ho già detto, esiste una normativa per cui uno stato vincitore, nel momento in cui il periodo bellico è terminato, ha l'obbligo di fornire alla popolazione tutto il proprio bagaglio dal punto di vista tecnologico, scientifico e medico per aiutare i civili. Tutto questo in Iraq non è stato fatto e si è messa in ginocchio la popolazione, violandone i diritti con l'embargo.Questo non è un vero e proprio crimine contro l’umanità?
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